Stai pianificando il tuo viaggio in Ungheria? Ricorda di lasciare in valigia lo spazio per le leccornìe magiare.

 

Ecco per te una lista inesaustiva ma succulenta dei souvenir che ogni ghiottone che si rispetti dovrebbe portar con sé.

 

Eros pista

 

Ok, si tratta di una salsa in scatola, non certo un prodotto nobile. Tuttavia, si tratta di un gusto unico che ti rimarrà nel cuore, se ne hai uno. Eros Pista è l’espressione popolare, generosa e gustosa della piccantezza ungherese. Mescola questa salsa di paprika piccante al Tejföl (panna acida), e ciò che ne risulta avrà il sapore celeste in grado di rendere accettabile anche la corteccia.

 

Tokaj

Amici friulani, non vogliateneme male: per quanto la forzosa rinuncia al nome Tocai per l’eccellentissimo vino delle vostre zone a vantaggio di questo prodotto ungherese non possa che lasciar l’amaro in bocca, un sorso di Tokaj magiaro saprà addolcire anche le bocche afflitte da tale delusione. Il Tokaj è un vino dolce da dessert dei quali gli ungheresi, a ragion veduta, vanno molto fieri. Sulle bottiglie di Tokaj si trova una gradazione in “Puttonyos”, più puttoni = più dolcezza.

La tradizione vinicola ungherese è rimarchevole, potrai trovare eccellenti vini di ogni tipologia, dai rossi più strutturati a bollicine di qualità del tutto simile ai prosecchi di Franciacorta. Una sola cautela: assaggia prima di comprare, il palato ungherese è meno selettivo e, assieme a vini di gran fattura, sono in vendita brodaglie orribili e deteriori.

 

 

Pâté

Questa parola porta subito la mente in Francia, ma si tratta un preconcetto che non rende giustizia ad una realtà più complessa: il pâté lo si produce dappertutto. Lo fanno gli olandesi, lo fanno i belgi, lo fanno tedeschi, lo fanno i polacchi, lo facciamo noi. Ma tra tutti i nomi legati alla produzione di questa pietanza, Ungheria è quello capace di scatenare un brivido di terrore nel lungo collo di ogni oca capace di afferrare il concetto di foie gras. Il foie gras è buono. Ma proprio buono. Mamma mia che buono.

 

 

 

 

Tartufi

Tempo fa mi trovai ad assistere ad una fiera del tartufo locale in Transilvania, più specificatamente in quella parte della Transilvania abitata dai Siculi. Siculi che proprio Siculi non sono, curiosa omonimia dovuta alla traduzione italiana del termine ungherese Székelys, che indica l’etnia di lingua ungherese – ma non appartenente alla principale famiglia ungherese, i “magiari” – che abita il sud est della Transilvania, proprio nel centro della Romania.

Curiosamente, i tartufi neri confezionati in vendita in molti degli stand erano etichettati come “Made in Italy” e “Made in France”. Non potendo esimermi dall’investigare questa idiosincrasia, mi sono imbattei in una delle più scure verità che i rettiliani vorrebbero nascondere a noi gente per bene: una parte consistente della produzione di tartufi cisalpina tanto quanto transalpina consiste nell’importazione di tartufi rumeni e ungheresi, convenientemente etichettati come locali. La cosa è possibile poiché l’etichetta si riferisce non al paese di origine del prodotto, ma al paese del suo inscatolamento.

Prendi fiato. Conta fino a 10. Sarebbe facile lasciare che la rabbia e l’indignazione suscitata da questa notizia prenda il sopravvento, e ti porti a mettere a ferro e fuoco la tua città con bombe carta in un ascesso d’ira purificatrice. Lascia che le tue braccine corte confinino il tuo urlo interiore nel loro ridotto raggio d’azione e giungi alla conclusione del saggio: i loro tartufi neri sono buoni come i nostri e costano meno della metà, ergo, se puoi, portane a casa un po’.

 

 

Formaggio

Ho assaggiato formaggi in Ungheria. Formaggi solidi e stagionati in qualche modo sospesi tra l’Emmental e il Parmigiano Reggiano. Ricottine cremose affumicate piene di sapore. Caciotte erborinate. Tanta roba, tutta buona.

A questo punto, tu vorresti sapere quale formaggio comprare. Un solo ostacolo. Ogni volta che chiedevo il nome di quello che stavo mangiando, la risposta era:

“Questo è formaggio. Questo? Questo è un altro formaggio. Ah, magari vorresti assaggiare anche quello là. Quello là è formaggio”.

Mi aspetto che un giorno daranno un nome alle cose; nel frattempo, trova un mercato di strada e chiedi degli assaggi dei formaggi in vendita, incontrerai sorprese e soddisfazioni.

 

 

 

Salame Pick

La quinta essenza del salame ungherese, affumicato il giusto, grasso, meraviglioso. Ehi, friulani, ce l’ho di nuovo con voi! C’è che dice che questa si, dopotutto roba vostra: UNGHERIA: Il salame ungherese nasce in Friuli

 

 

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